Tiro a lunga distanza con mirino laser a punto rosso collimatore
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Il concetto di «tiro a lunga distanza» nel caso di un mirino collimatore è molto relativo, poiché le dimensioni e la luminosità del punto di mira, in determinate condizioni e a seconda della distanza del bersaglio, della sua forma, delle sue dimensioni e del suo colore, possono rendere il processo di mira simile a una lotteria, mentre la banale meccanica sarà in grado di svolgere questo compito.
Il concetto di “tiro a lunga distanza” nel caso di un collimatore è molto relativo, poiché le dimensioni e la luminosità del punto di mira, in determinate condizioni e a seconda della distanza dal bersaglio, della sua forma, delle dimensioni e del colore, possono rendere il processo di mira una sorta di lotteria, mentre la semplice meccanica sarà in grado di svolgere questo compito.
Nel nostro caso, si parlerà esclusivamente degli aspetti venatori dell’uso di un mirino laser a punto rosso collimatore, che produttori e venditori raccomandano principalmente per la caccia in battuta, con distanze operative fino a 50-70 m.
In queste condizioni, inoltre, tenendo conto del movimento del bersaglio, il collimatore si dimostra al meglio sull’arma, che si tratti di un fucile mimetico, perdonando al cacciatore la negligenza nel montaggio grazie a una rapida scansione e semplificando l’allineamento del punto rosso sul bersaglio.
In condizioni così specifiche, è scorretto confrontare un collimatore con un’ottica tradizionale, anche con un ingrandimento di 1x, poiché qualsiasi mirino ottico richiede un posizionamento preciso della pupilla rispetto all’asse ottico del dispositivo.
Un altro motivo per cui questo confronto è scorretto è che un mirino ottico di alta qualità con un ingrandimento minimo di 1x costa almeno tre volte più di un collimatore eccellente, sebbene, naturalmente, lo superi in versatilità, consentendo tiri estremamente precisi anche a distanze maggiori. Il problema della “distanza” del collimatore dipende dalle dimensioni del punto luminoso, ovvero dal diametro del punto rosso.

Per i collimatori da caccia, un punto da 4 MOA, il cui diametro a 100 m è di circa 115 mm, è pari o inferiore alle dimensioni della zona letale di qualsiasi animale selvatico di taglia media o grande. A una distanza di 50 m, la dimensione lineare del punto è dimezzata, pari a 58 mm, e non possono esserci dubbi reali sulla precisione della mira.
Tuttavia, sotto l’influenza della moda e dei perfezionisti, alcuni anni fa si è diffusa la tendenza a ridurre ulteriormente il punto del collimatore, fino a 2 MOA, cosa che teoricamente dovrebbe incidere positivamente sulla precisione del tiro.
In pratica, il lavoro preciso con il mirino laser collimatore a punto rosso è complicato dal fattore soggettivo. Secondo le nostre osservazioni, non più del 25-30% dei cacciatori è in grado di percepire la forma corretta, rotonda, del punto con la luminosità appropriata. Il modello Micro compatto viene montato sul Blazer tramite la staffa proprietaria in 5 secondi e si ripiega praticamente in un attimo. Il sistema Blazer consente di installare un’ampia varietà di ottiche, tutte soggette a distorsioni simmetriche che molto spesso deformano il cerchio trasformandolo in un ovale.
Ad esempio, considerando collimatori progettati specificamente con tecnologia laser a punto rosso, con l’occhio destro, leggermente ipermetrope, vediamo un diamante allungato con angoli arrotondati e un alone evidente, che non può essere eliminato regolando la luminosità. Inoltre, il diamante è inclinato di 45 gradi.
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